Violenza di genere sul lavoro a Civita Castellana

Caporeparto aggredisce commessa, le versa caffè caldo addosso e la oltraggia.
Il sindacato: spezzare la catena della violenza contro le donne
Un caporeparto della Coop di Civita Castellana ha apostrofato una commessa e nostra delegata come “pu…na” mentre le gettava addosso un caffè caldo. Un episodio che ci rappresenta ancora una volta quanta violenza di genere viene esercitata nei luoghi di lavoro, troppo spesso nel silenzio e nella solitudine di donne che non hanno la forza di denunciare. Ma Paola questa forza l’ha trovata e vuole far valere le sue ragioni fino in fondo
«La nostra delegata ha immediatamente denunciato l’accaduto alla sua direttrice – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – mentre noi avvisavamo i vertici aziendali. Perché un atto così violento mette a repentaglio la sicurezza della lavoratrice e viola profondamente la sua dignità di donna e di mamma di 2 ragazze.»
Serve un asocietà che rispetti le donne, che contrasti ogni forma si sopraffazione, di gesti e di parole. Le donne devono poter essere libere a casa e nel lavoro, e non subire violenza.
La denuncia di questa donna al datore di lavoro alza un grido di speranza :«Donne denunciate ogni sopruso che ricevete, non lasciatevi sopraffare, fatevi rispettare, amatevi e seminate bene per le generazione che verranno”.
Opera Jacopo Scasellati (Adottabile – proprietà Associazione Paola Decini)

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Al «Centro Dalia»spazio di libertà per mamme in difficoltà e loro figli.

Roma Capitale ha aperto “Casa Dalia”, una nuova struttura destinata all’accoglienza di madri con bambini, gestanti e donne in difficoltà, nei locali messi a disposizione dalla Coop. Soc. Medihospes nel VI Municipio.

La struttura è organizzata con alloggi singoli in uno spazio accogliente, sicuro, organizzato per stare insieme, con un ambiente ludico per i piccoli, per 40 posti totali di accoglienza. Il servizio garantisce anche protezione in caso di fuga da maltrattamenti, deprivazione socioculturale o assenza di risorse.

Il servizio prevede sia la pronta accoglienza che il percorso di semiautonomia, tutelando le relazioni e la responsabilità genitoriale, tramite la guida e supporto di operatori specializzati e il counseling individuale, e includendo azioni di orientamento lavorativo, nonché il collegamento con i servizi sanitari e con gli enti di mediazione linguistica e culturale.

IL CAMBIAMENTO CHE MERITIAMO.Rula Jebreal

Un bel libro da regalare per Pasqua, quello di Rula Jebreal, giornalista e scrittrice
consigliera sui temi per la parità di genere del G7, lo scorso anno aveva portato il tema della violenza sulle donne a Sanremo, con un monologo di cui molto si è parlato, in parte autobiografico, proprio pochi giorni prima dell’arrivo di una pandemia che ha aggravato ulteriormente le condizioni di vita delle donne.

Il cambiamento che meritiamo (Longanesi) è il suo nuovo libro, un saggio che ripercorre le sfide da intraprendere affinché il mondo possa diventare anche un luogo a misura di donna.Sono state 112 le donne uccise in Italia nel 2020; quest’anno, si contano già dodici vittime di femminicidio. La violenza sulle donne, che uno studio dell’OMS conferma essere perpetrata nella maggioranza dei casi da partner o ex partner, colpisce una su tre e continua a dimostrarsi la minaccia più pericolosa da affrontare.

È a partire dall’analisi di questo dramma globale che Rula Jebreal delinea i tratti de Il cambiamento che meritiamo, la società per cui tanti lottano ma che ancora stenta a realizzarsi. Occorre intervenire prima che questo tsunami di violenza destabilizzi, con conseguenze fisiche e psicologiche, anche le prossime generazioni, perché la violenza si ripercuote su tutta la famiglia e su intere comunità, e Rula Jebreal lo sa bene. Dopo lunghi anni, soffocata dal silenzio, in queste pagine ha voluto restituire voce alla storia di sua madre Nadia, vittima della brutalità degli uomini, e a molte storie e testimonianze di altre donne coraggiose, sopravvissute, pronte a rialzarsi, donne che non hanno paura di combattere. Le unisce il perpetuarsi di un’ingiustizia che si compie dalla notte dei tempi e che, ancora oggi, non accenna a placarsi. Noi donne siamo il filo intessuto nella trama che impedisce al disegno di disfarsi. Agire per il benessere delle donne significa agire per il benessere della comunità e della società intera. Donne e uomini, insieme dobbiamo assumerci la responsabilità di un ruolo in questa lotta, se vogliamo costruire un futuro degno delle speranze delle nostre figlie e dei nostri figli.

#LiberaPuoi, campagna per donne vittime di violenza domestica. Chiama il 1522. Informazioni anche in farmacia

Continuano le iniziative del Dipartimento per le pari oppurtunità a sostegno delle donne oggetto di violenza domestica o stalking in questo difficile momento legato all’emergenza coronavirus.
Protocollo con le farmacie
Per potenziare l’informazione e per fornire ulteriori indicazioni su come chiedere aiuto e denunciare la violenza domestica in sicurezza è stato firmato un protocollo di intesa tra la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, e la Federazione Ordini dei Farmacisti, Federfarma e Assofarm.
Le farmacie presenti sul territorio nazionale riceveranno materiale informativo che consentirà alle donne di accedere alle prime indicazioni utili per prevenire ed affrontare in modo efficace eventuali situazioni di violenza o stalking da parte maschile. A questo scopo sono state predisposte delle linee guida informative, che saranno rese disponibili nelle farmacie. Inoltre, sarà rafforzata la diffusione, anche attraverso l’esposizione di un cartello, del numero verde antiviolenza 1522, attivo h24.
Le informazioni nelle farmacie affiancano i centri antiviolenza, il numero e l’App 1522.

La campagna nasce grazie al contributo degli artisti: Caterina Caselli, Paola Cortellesi, Marco D’Amore, Anna Foglietta, Fiorella Mannoia, Emma Marrone, Vittoria Puccini, Giuliano Sangiorgi, Paola Turci, che hanno generosamente risposto all’invito della Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, a condividere e diffondere con ogni sforzo il messaggio che anche durante l’emergenza da coronavirus è possibile sottrarsi alla violenza e chiedere aiuto rivolgendosi al numero 1522.

PASSO INDIETRO.LA Turchia lascia la convenzione contro la violenza sulle donne.

Dieci anni dopo averla lanciata, la Turchia di Erdogan abbandona la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Con un decreto pubblicato in piena notte, il presidente consuma l’ultimo strappo con l’Europa dei diritti, archiviando il primo documento vincolante sul tema a livello internazionale, che per paradosso venne aperto alla firma nel 2011 proprio nella metropoli sul Bosforo e Ankara ratificò per prima l’anno dopo.

Un’inversione a U che scatena la rabbia delle donne turche, scese in piazza a migliaia contro la decisione, e suscita allarme e indignazione in tutto l’Occidente. “Un enorme passo indietro che compromette la protezione delle donne”, denuncia il Consiglio d’Europa, promotore del testo firmato finora da 45 Paesi e dall’Ue.

“Il secondo alfabeto delle donne” iniziativa Cgil Cisl Uil e Cnel.

“Il secondo alfabeto delle donne una battaglia da combattere anche con le parole” lo slogan dell’’iniziativa organizzata in occasione della Giornata Internazionale della Donna, lunedì 8 marzo, da Cgil, Cisl, Uil con il contributo del Cnel. Già lo scorso anno le tre confederazioni avevano pensato ad un “Alfabeto delle Donne” che “attraverso alcune delle tante parole che lo rappresentano” potesse “significare e riconoscere l’indiscutibile protagonismo delle donne nella vita di ognuno nel lavoro, nel sociale e nelle comunità”.
” Un protagonismo che va valorizzato, rispettato e sostenuto ogni giorno, attraverso un linguaggio corretto, un’azione continua di giustizia sociale e il contrasto ovunque di ogni forma di violenza”.

Al centro dell’iniziativa di quest’anno:”Prima linea, scuole chiuse, affetti a distanza, occupazione di qualità, working smart, ripartire in sicurezza, questione culturale, differenze salariali, violenza domestica, le battaglie da combattere anche con le parole” .
L’evento, visto il periodo di pandemia, potrà essere seguita dalle ore 9.30 alle 12.30, in diretta streaming sulla pagina Facebook della Cgil e su Collettiva.it, sul sito della Cisl: www.cisl.it, sulla pagina Facebook della Uil Nazionale e sul sito www.uil.it.

Il programma:

ore 9,30
Saluto di Tiziano Treu Presidente Cnel

1°Panel: CURA
Introduzione Susanna Camusso Cgil
Interventi delle delegate sulle parole doppie:
PRIMA LINEA
SCUOLA CHIUSE
AFFETTI A DISTANZA
Conclusione PierPaolo Bombardieri Segretario Generale UIL

2° Panel: LAVORO
Introduzione Daniela Fumarola Cisl
Interventi delle delegate sulle parole doppie
OCCUPAZIONE DI QUALITA’
WORKING SMART
RIPARTIRE IN SICUREZZA
Conclusioni Maurizio Landini Segretario Generale CGIL

3° Panel: VIOLENZA
Introduzione Ivana Veronese Uil
Interventi delle delegate sulle parole doppie
QUESTIONE CULTURALE
DIFFERENZE SALARIALI
VIOLENZA DOMESTICA

Conclude il panel e l’iniziativa Luigi Sbarra Segretario Generale Cisl

Il termine dei lavori è previsto alle ore 12.30

L’attivista saudita per i diritti delle donne Loujain libera!

Loujan è diventata il volto delle proteste nel Regno degli al Saud, si è sempre battuta per l’emancipazione femminile, a partire dal diritto di guidare, pagando cara questo impegno.
Nel dicembre scorso era stata condannata a cinque anni e otto mesi di carcere per reati di terrorismo, anche se dietro le pressioni internazionali e il clamore della sua vicenda, il tribunale saudita aveva sospeso la detenzione di due anni e dieci mesi.
La speranza della famiglia da allora e’ stata che la pena sospesa consentisse a Loujain di essere scarcerata in un paio di mesi. Hathloul, 31 anni, era stata arrestata nel maggio 2018 con una decina di altre donne attiviste, poche settimane prima della storica revoca del divieto di guidare l’auto. L’attivista e’ stata condannata per aver collaborato con ong straniere bandite dalla legge antiterrorismo, per aver incitato al cambio di regime e cercato di stravolgere l’ordine pubblico.

La Regione Lazio apre nuove case rifugio per donne maltrattate.

CRESCE LA RETE DEI SERVIZI ANTIVIOLENZA DELLA REGIONE LAZIO

Come indicato nella Convenzione di Istanbul proteggere le donne vittime di violenza maschile continua a rappresentare un impegno quotidiano. Per questo la Regione Lazio garantisce – assieme ai Comuni e alle Associazioni – il pieno funzionamento e l’ampliamento della rete regionale dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio. Una rete in costante crescita per offrire appoggio e ospitalità a tutte le donne che ne hanno necessità.
In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha aperto i battenti una nuova Casa rifugio in provincia di Frosinone, che ha trovato sede in un bene confiscato alla criminalità organizzata. La Casa rifugio è in grado di accogliere quattro nuclei familiari, garantendo così ospitalità per le donne che fuggono da situazioni di violenza, con o senza figli minori.
Con questa nuova apertura, la rete della Regione Lazio conta oggi 26 Centri antiviolenza e 10 Case rifugio. Ma non è un punto di arrivo, nuove aperture, infatti, sono già state programmate.
Un nuovo Centro avrà sede nella Casa di Donatella Colasanti a Sezze, coinvolta con Rosaria Lopez in un barbaro episodio di violenza a San Felice Circeo nel 1975.
Mentre sei nuove Case rifugio andranno ad aprire nei territori di Roma Capitale, in provincia di Roma e in quella di Viterbo. Due di queste strutture sono già in fase di individuazione del soggetto gestore, tramite procedura di evidenza pubblica.

Nell’arco dell’anno entrante i servizi della Regione Lazio arriveranno, così, a un totale di 27 Centri antiviolenza, 16 Case rifugio e 1 Casa di semiautonomia.

Lo Stato sosterra le spese delle vittime di violenza, e pagherà le spese legali, indipendentemente dalla loro condizione economica.

È legittimo che lo Stato patrocini le spese legali nei casi di violenza, indipendentemente dalla situazione economica della vittima. Lo stabilisce una sentenza della Corte costituzionale.
La sentenza del 3 dicembre 2020 e prima pubblicazione del 2021, redatta dal presidente Giancarlo Coraggio, interviene su un quesito di legittimità sollevato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Tivoli. Nel motivare il suo sì al patrocinio a prescindere dal reddito, la Corte costituzionale sottolinea che “la ratio della disciplina in esame è rinvenibile in una precisa scelta di indirizzo politico-criminale che ha l’obiettivo di offrire un concreto sostegno alla persona offesa, la cui vulnerabilità è accentuata dalla particolare natura dei reati di cui è vittima, e a incoraggiarla a denunciare e a partecipare attivamente al percorso di emersione della verità. Valutazione che appare del tutto ragionevole e frutto di un non arbitrario esercizio della propria discrezionalità da parte del legislatore”.
E, si legge ancora, per la Consulta “va aggiunta la considerazione che nel nostro ordinamento sono presenti altre ipotesi in cui il legislatore ha previsto l’ammissione a tale beneficio a prescindere dalla situazione di non abbienza”.
Sono moltissime le spese che devono sostenere le donne vittime di violenza e le loro famiglie, e soprattutto non si esauriscono nell’immediato.
Infatti il sistema sanitario nazionale paga le spese per le cure e gli interventi necessari in una fase iniziale, mentre le successive visite, le terapie riabilitative o gli ulteriori accertamenti vengono pagati autonomamente dalle donne. Il risarcimento di queste spese arriverà solo a posteriori, solo a determinate condizioni e con tempi spesso lunghissimi. Da qui la necessità di un fondo che possa essere utilizzato per tutti gli interventi chirurgici e le cure mediche necessarie, che sia subito operativo e risponda alle esigenze di chi deve allontanarsi urgentemente dal nucleo familiare e far fronte a spese immediate.
In Italia, i fondi pubblici destinati al Piano Nazionale Antiviolenza vengono gestiti a livello regionale, spesso con gravi ritardi nell’erogazione delle risorse finanziarie, a causa di vincoli di bilancio e complessi procedimenti amministrativi.
«Le istituzioni devono capire che servono fondi urgenti, non ingessati da tempi e criteri burocratici, la cui elargizione non sia subordinata alle pronunce processuali», sostiene l’avvocato Lipari.
«Le donne vittime di violenza avviano un percorso veramente complesso attraverso la denuncia, che non si esaurisce in quell’attimo, ma prosegue per un lungo periodo e ciò comporta la necessità concreta che queste donne siano sostenute psicologicamente, legalmente ma anche finanziariamente».
Secondo il Rapporto sulla violenza di genere del Consiglio regionale della Calabria, la Regione è la seconda a più alto indice di femminicidio in Italia in rapporto alla popolazione femminile, (0,35 donne uccise all’anno ogni 100mila donne residenti), preceduta solo dal Trentino, mentre il 26 per cento delle donne della regione hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita.