In Svizzera creato un prototipo con i funghi per sostituire la plastica.

In Svizzera un gruppo di giovani ricercatori sta studiando le proprietà fisiche dei funghi con l’obiettivo di realizzare un valido sostituto alla plastica. Per la precisione otto studenti della facoltà d’ingegneria ambientale e architettura del Politecnico di Losanna stanno sperimentando le potenzialità pratiche del micelio, l’insieme di filamenti costituenti il tallo dei funghi. Questa sostanza filiforme si può legare in maniera naturale a vari substrati, come la segatura, e la miscela risultante può essere modellata in oggetti come mattoni, pannelli, trucioli di imballaggio e persino mobili.

“L’idea – spiega Gaël Packer, uno studente di ingegneria ambientale – è nata quando abbiamo incontrato studenti di architettura della nostra scuola per sviluppare un’alternativa originale e innovativa ai materiali da costruzione esistenti”. Ispirati da una conferenza TED, Paker e i suoi compagni hanno voluto dare il loro contributo alla comunità di pionieri preoccupati per il futuro del nostro pianeta.

In Umbria parte il progetto “Tree Talker”il “whatsapp” degli alberi.

Un gruppo di scienziati, ricercatori e dottori forestali italiani ha avviato l’esperimento “Tree Talker” e si è messo in ascolto di 36 esemplari del bosco di Piegaro, in provincia di Perugia.

Grazie a dei sensori collocati sul tronco, la pianta comunica dei dati relativi al carbonio assorbito, alla crescita in diametro, alla condizione delle foglie e ai flussi d’acqua che poi vengono trasformati in impulsi sonori. Sono suoni astratti ma evocativi, rappresentano una lingua nuova ma familiare, una lingua speciale, forse quella del futuro.

L’’esperimento che coinvolge 400 alberi nel mondo, a Piegaro Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia, una ONG che si occupa di gestione sostenibile delle foreste e delle sue filiere che, insieme al Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici supervisionato dal Nobel per la pace Riccardo Valentini, sta sviluppando il progetto ‘Tree Talker’; due zoologi Cristiano Spilinga ed Emi Petruzzi dello studio naturalistico Hyla; e il musicista e compositore Federico Ortica che proprio a Piegaro sperimenta come far risuonare i tronchi degli alberi per trasformare il bosco in sorgente e diffusore di suoni.Dopo l’inerno nel quale le piant esono in riposo vegetativo, tutti sono in attesa del loro risveglio!A breve Brunori ci farà sentire cosa dicono gli alberi.

Presentato a Bracciano il Progetto Collina dei Venti. Primo del genere in Europa.

E’ stato presentato , nella sala Conferenze , dell’Archivio storico di Bracciano , il progetto : “Collina dei venti” che, per iniziativa dell’Associazione per la Fondazione Paola Decini, in collaborazione con l’Università agraria di Bracciano , intende realizzare un polo polivalente all’insegna dell’economia sociale della solidarietà .Polo incentrato su una casa di “seconda accoglienza” per donne che hanno subito violenza ed i loro figli , su attività di recupero di soggetti con handicap , sullo sviluppo di una moderna agricoltura, su iniziative culturali e creative, interagendo con la comunità locale, con l’economia sociale, un positivo sviluppo e posti di lavoro. Il classico rapporto economico costi-benefici per stabilire quale possa essere il profitto viene cosi sostituito dal valore della solidarietà spontanea che porta benefici ad altri “Non tutto quello che è misurabile vale , non tutto quello che vale è misurabile”, come ha affermato il professor Vinicio Bottacchiari, presidente dell’Associazione Paola Decinipromotrice, quale beneficio posso portare agli altri ? Questo significa coniugare solidarietà , uguaglianza lavoro, partecipazione amore, creando un ‘ operosa solidale comunità. In tale contesto – come ha sottolineato il coordinatore del progetto Mauro Valente- le donne vittime di violenza potranno trovare nella “Collina dei Venti “un sereno futuro anche se hanno figli perché recupereranno , attraverso il lavoro dignità e futuro. Un documentario realizzato da Enzo Berardi , ha illustrato al folto pubblico presente la realtà attuale della “Collina dei venti” nove ettari di campi di boschi di proprietà dell’Università di Agraria di Bracciano ,dove 40 anni orsono venne creata la comunità di recupero “Punto linea Verde” con moderne strutture, laboratori, campo da calcio, animali, percorsi di psicoterapia un esempio unico in Europa, purtroppo bloccato da un’incidente il centro è rimasto chiuso per vari anni, poi è stato fatto un bando , di vendita del terreno ma è rimasto deserto. Oggi l’Università di Agraria di Bracciano ha accettato di far parte dell’iniziativa della “Decini” cosi’ come varie Associazioni locali, compresa quella l’Onlus Libertè di Renata Taddei ideatrice di Punto Linea Verde, ha raccolto commossa, una vera ovazione.
La “Collina dei Venti” ha oggi il sostegno degli enti locali, dell’area di Bracciano e di esponenti politici che hanno preso la parola per esprimere la loro soddisfazione per il progetto e confermare il loro sostegno: dalla Senatrice Anna Maria Parente, dal consigliere regionale Emiliano Minucci e dalla sua collega, presidente della Commissione Pari Opportunità, Marta Bonafonti, al Sindaco di Trevignono Claudia Maciocchi, all’ Assessore per politiche sociali del Comune di Bracciano Roberta Alimenti , all’Assessore all’istruzione Claudia Marini.
L’adesione è stata data anche da Caterina Goffon del Centro anti violenza di Anguillara, mentre il vice-presidente dell’Università di Agraria di Bracciano Angelo Alberto Bergodi ha sottolineato le caratteristiche di”Collina dei Venti” distante qualche km da Bracciano in via della Macchia localita’ Torara. E li che tutti sono stati invitati dopo la conferenza , un rinfresco a base di prodotti tipici dell’area. Una standy ovation è andata alla madre di Paola Decini che aveva proprio il sogno di realizzare una realtà come quella che sta sorgendo e che ha gia’ un pezzo di terra lavorato dalla “fattoria sociale”di Vincet e Stella.
Dora Decini
Molti dei presenti si sono augurati che la Regione Lazio ,grazie anche ai Fondi Europei , e gli Enti Bancari vogliano dare un concreto sostegno che puo’ divenire un esempio a livello UE, coniugando difesa della donna , imprenditorietà e attività culturali ,associative, dando un incisivo contributo allo sviluppo di un territorio con.nuovi posti di lavoro .

La fine dell’anomimato alimentare. Gli agricolotori comprano un LIDOL.

In Alsazia un collettivo di agricoltori ha comprato un supermercato della catena Lidl trasformandolo in un mercato di vendita diretta. Qui le logiche della grande distribuzione vengono ribaltate a tutto vantaggio della qualità dei prodotti, del rapporto di fiducia con i consumatori e della prosperità per l’economia locale.
Come poter fare per vendere i propri prodotti di verdura e frutta direttamente ai consumatori, evitando i distributori tradizionali che gravano sul prezzo finale e riducono all’osso il guadagno dei produttori? Questa è la domanda che si sono posti 35 agricoltori e contadini dell’Alsazia. La risposta è arrivata rapidamente: raggrupparsi per comprare un supermercato!
L’iniziativa contadina per andare oltre la grande distribuzione, è crescente soprattutto negli ultimi tempi. Dall’esempio di altri agricoltori dell’est della Francia, zona Colmar, Denis Diegal, capo del collettivo dei produttori agricoli di Sélestat, ci racconta come è nato questo progetto di riscatto in Alsazia.
“Il pensiero era sorto da molto tempo: sono un produttore di verdure e pratico la vendita al dettaglio da anni senza vendere i miei prodotti alla grande distribuzione, sia per via dei ricarichi addossati al consumatore, sia per il tipo di servizio che offrono. Insieme ad altri agricoltori e contadini abbiamo pensato di comprare un magazzino Lidl, per arrivare direttamente al consumatore. Il supermercato è stato ribattezzato Coeur Paysan (Cuore contadino). È un luogo di vendita diretta dal produttore al consumatore, dove gli agricoltori vendono regolarmente. È un mezzo per prodotti locali e valorizzare il savoir-faire ancestrale dei produttori, cioè quello che la grande distribuzione non vuole!”.
Per Denis Diegel e i suoi colleghi, l’obiettivo è anche rispondere a una domanda in aumento di prodotti locali, soddisfatta da produttori che orbitano tutti in un raggio di 40 km dal supermercato. “In termini di prezzi siamo più vantaggiosi rispetto ai grossisti, per esempio, sulle primizie che vendiamo a 10 euro al chilo, mentre nelle grandi distribuzioni il prezzo è di 12/13 euro; per altri prodotti, tipo i formaggi, siamo più cari perché la qualità del prodotto non è sicuramente la solita!”.

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Anche il modello economico del magazzino è diverso da quello della grande distribuzione: gli agricoltori e i contadini sono proprietari dei loro prodotti fino all’arrivo alla cassa del supermercato, dove viene imposta una commissione che va dal 22% al 32% da lasciare al magazzino; fino a lì i produttori sono responsabili dei loro prodotti con il consumatore, con cui trattano il prezzo faccia a faccia. Un altro obbligo dei produttori è la presenza nel supermercato in almeno due mezze giornate al mese. Questa presenza è apprezzata dai consumatori perché in questo modo hanno una trasparenza del prodotto che acquistano del 100%.
“È la fine dell’anonimato alimentare“, sottolinea Denis. “Abbiamo necessità del ritorno del consumatore con cui ci si confronta e per cui ci adeguiamo al suo bisogno! Per esempio dei clienti ci hanno chiesto gli involtini primavera per il Capodanno cinese……e li abbiamo finiti tutti velocemente!”.

Dentro al magazzino Coeur Paysan si possono scoprire e ritrovare varietà di frutta e verdura dimenticati nella grande distribuzione: è un cambio nutritivo e gustativo! In più si possono trovare prodotti freschi ad un giusto prezzo che remunera correttamente i piccoli produttori. Non è difficile immaginare che questo supermercato possa far nascere altri piccoli magazzini, basta che questa esperienza venga conosciuta e divulgata a più persone possibile e che altri agricoltori e contadini prendano esempio dai colleghi Alsaziani!

La corsa di Miguel.”Per te atleta, che disprezzi la guerra e sogni la pace”.

In questi giorni tutte le scuole statali di Roma partecipano alla corsa di Miguel .
Ma chi era Miguel Benancio Sánchez?

Nato a Bella Vista, del 1952 , Miguel si trasferì da adolescente a Buenos Aires dove ottiene un posto fisso alla banca della Provincia di Buenos Aires, ed inizia ad appassionarsi all’atletica.
Inizia ad allenarsi tutti i giorni prima e dopo il lavoro, a non fumare e a curare l’alimentazione perché il suo sogno era di vincere una medaglia olimpica per la sua Argentina.Correva Miguel, aveva la corsa nel sangue e amava il suo paese, l’Argentina, ma l’Argentina dei suoi 25 anni non amava lui e per la sola colpa di amare la vita, una sera di 40 anni fa, nella notte tra l’8 e il 9 gennaio 1978, Miguel Benancio Sanchez è stato preso diventando uno delle migliaia di desaparecidos di cui non si è saputo più nulla. Un giornalista sportivo italiano anni dopo, venuto a conoscenza di questa storia, ha voluto organizzare una corsa in suo ricordo ed ora la Corsa di Miguel è diventato un appuntamento internazionale per chi ama la corsa e soprattutto la libertà. La Corsa di Miguel oggi si corre anche a Buenos Aires, a Bariloche (Argentina), a Barcellona in Spagna, negli Stati Uniti e a L’Aquila dal 2009.

Ci teniamo a concludere l’articolo con una sua poesie “Para vós, atleta”, pubblicata dal quotidiano Brasiliano in occasione della corsa di San Silvestre 1977, terza ed ultima partecipazione alla gara.

“Per te, atleta.
Per te che sai di freddo,
di calore,
di trionfi e di sconfitte,
che no, non lo sono.
Per te che hai il corpo sano,
l’anima larga e il cuore grande.
Per te che hai molti amici,
molti aneliti,
l’allegria adulta,
il sorriso dei bambini.
Per te che non sai né di gelo né di sole,
né di pioggia né di rancori.
Per te, atleta,
che traversasti paesini e città,
unendo Stati nel tuo andare.
Per te, atleta, che disprezzi la guerra e sogni la pace”.
L’Argentina, nella sua storia, ha grandi ferite, ma quelle della dittatura militare e dei desaparecidos sono ferite spesso ancora aperte. Miguel Benancio Sanchez era un giovane che amava l’atletica e il suo Paese, ma l’Argentina dei militari non gli ha permesso di continuare a correre come avrebbe voluto e soprattutto ad essere un uomo libero. Fu portato via una notte e scomparve come tanti in quel buio momento della storia argentina. Una corsa, un appuntamento e una storia che ha anche ispirato un libro, “Sulle strade di Miguel“ di Sergio Pretto.Ora ragazzi liberi corrono anche per lui!

“DONNE” .Un romanzo al femminile di Camilleri .

Oggi parliamo di un romanzo di Camilleri uscito nel 2014, da pochi conosciuto anche se bellissimo dove si analizza con straordinaria capacità psicologica le donne, e non importa se l’autore le abbia veramente conosciute o no , conta che una volta inziata a conoscere la pesonalità delle tante protagoniste, il libro ti rapisca e avvolga come solo l’autore siciliano sa fare. Sono rappresentate
donne fiere che non cedono a minacce né a lusinghe, pronte ad affrontare il loro destino.
Donne misteriose che compaiono e scompaiono nel volgere di un viaggio in nave. Donne soavi e inebrianti, come la Sicilia. Sono loro le protagoniste di questo libro unico, viste da un Andrea Camilleri in carne e ossa, prima di diventare lo scrittore più amato d’Italia. Un intimo, giocoso catalogo delle donne che nel corso dei secoli gli uomini hanno di volta in volta amato e odiato.Consigliatissimo.

Sturtup: Veve l’orto verticale,da un anno in crescita le vendite.

Veve, acronimo che sta per “vertical veggie”, cioè vegetali in verticale, è una startup nata in Trentino che ha pensato di regalare un orto anche a chi vive in città e pensa di non avere abbastanza spazio. Grazie alla tecnologia studiata da Veve, in un solo metro quadro è possibile coltivare 200 piante, come se di metri quadri ne avessimo venti! È possibile grazie a un elettrodomestico, una sorta di torre (fatta da una struttura a incastro e una serie di tubi) che permette di posizionare le piante in verticale, e di nutrirle direttamente alla radice grazie all’areoponica, una tecnologia che permette di nutrire le piante direttamente alle radici: basta riempire il sistema d’acqua e attaccarlo a una presa elettrica.

L’orto sul terrazzo è sano, è verde, è conveniente (costa intorno ai 1500 euro, ma il costo è presto ammortizzato, produce fino a 200 chili di verdura l’anno e risparmia il 90% di acqua rispetto all’equivalente coltivazione su terra).

Premio a spot : “chi ama non taglia le ali” contro la violenza genere.

Lo spot dell’Università di Cagliari contro la violenza di genere vince un premio internazionale a Parigi. Il video è intitolato “Chi ama non taglia le ali” ed è stato ideato e curato, per conto dell’ateneo cagliaritano, dalla designer sarda Carolina Melis e da Andrea Iannelli e Massimo Moi, rispettivamente regista e copywriter dell’agenzia di comunicazione Relive Communication. Il riconoscimento ottenuto è il “Best Animation” nel contesto del Festival ARFF – Around films International festival in Francia.
Si tratta di un collettivo artistico indipendente che riunisce i miglior registi internazionali nell’ambito dei lungometraggi, documentari, video, animazioni, film per studenti, TV e nuovi media. “Sono contenta di questo riconoscimento – dice la rettrice Maria Del Zompo – e orgogliosa di un ateneo che nel portare avanti la sua mission di didattica e di ricerca, svolge anche un ruolo importante nella diffusione di un messaggio teso alla valorizzazione della figura femminile e contro la violenza”. Il video – realizzato grazie alle indicazioni del Comitato Unico di Garanzia presieduto dal Prorettore vicario Francesco Mola – è stato diffuso inizialmente sui pullman del CTM, sui monitor dell’aeroporto di Cagliari-Elmas e mostrato ai tifosi alla Sardegna Arena durante la gara del Cagliari contro il Torino.

L’olocausto piu’ grande della storia quello dei nativi americani.

100 Milioni di Nativi Americani sono stati uccisi –

L’olocausto degli Indiani d’America, conosciuto come i “500 anni di guerra” e il “Più Grande Olocausto del mondo nella storia del genere umano, come durata e perdita di vite umane operato per mano degli Occidentali..”
L’olocausto dei nativi americani non fu solo lo sterminio di milioni di persone, fu qualcosa di più profondo. Fu, oltre l’eccidio, anche la totale distruzione delle loro avanzatissime culture molto più in contatto con la natura, la conoscenza delle piante e leggi dell’universo. Per avere un’idea della loro meravigliosa etica vedi Il Codice Etico dei Nativi Americani.

Il massacrò iniziò praticamente pochi anni dopo la scoperta del continente americano e si concluse alla soglia della Prima Guerra Mondiale, quindi si sviluppò lungo un periodo di tempo molto vasto e difficilmente delimitabile. Le modalità del genocidio poi sono state molte, dall’eccidio vero e proprio di intere comunità sterminate sistematicamente con le armi da eserciti regolari o da soldataglie criminali assoldate alla bisogna per mantenere pulita l’immagine dei governi ufficiali, alla diffusione intenzionale di malattie endemiche come il vaiolo, alla distruzione delle piante e degli animali per impedire che gli indiani si nutrissero.
Oggi le vicende dei nativi americani possono sembrare racconti lontani nel tempo, ma non è così. Nonostante il massacro sono molti i nativi che vivono ancora nelle americhe. Nel centro e nel sud del continente ne rimangono decine di milioni che, dopo secoli di sfruttamento e privazioni in alcuni paesi stanno conoscendo finalmente il riscatto sociale. Le rivoluzioni bolivariane nate nel continente sul finire degli anni ’90, hanno portato in molti paesi alla nascita di governi più sensibili ai loro diritti, un processo culminato nell’elezione di Evo Morales a presidente della Bolivia nel 1998, il primo indios americano al potere dopo oltre quattro secoli.

Non si può dire lo stesso dei nativi rimasti in nord America. Nonostante vi sia stato un lento riconoscimento dei crimini commessi, culminato nelle scuse ufficiali presentate dal senato statunitense nel 2005, i nativi continuano a vivere in condizioni di drammatica esclusione sociale. Tra i giovani indigeni che vivono nelle riserve il tasso di suicidi è ancora oggi 150 volte superiore rispetto a quello dei coetanei bianchi, mentre l’alcolismo e la disoccupazione sono piaghe che colpiscono un nativo su cinque.

Così come non è ancora cessata neanche la presunzione da parte del governo Usa di poter disporre dei territori nativi come se fossero i propri. Lo dimostra il recente caso del Dakota Access Pipeline, il grande oleodotto in costruzione nelle zone sacre della nazione Sioux in Nord Dakota. I nativi hanno protestato per mesi, ottenendo in cambio ancora una volta una spietata repressione con cariche e arresti da parte della polizia. Un secolo fa per i bianchi la vita dei nativi non valeva più di quella degli animali, oggi non è più così, ma i loro diritti valgono comunque meno di un barile di petrolio.

“Il concetto di Hitler dei campi di concentramento, così come la praticità di genocidio devono molto, così ha affermato, ai suoi studi di storia inglese e degli Stati Uniti. Ammirava i campi per i prigionieri boeri in Sudafrica e quelli degli indiani nel selvaggio West; e spesso ha elogiato l’efficienza dello sterminio degli Stati Uniti – per fame e combattimenti irregolari – dei selvaggi rossi che non potevano essere conquistati con la prigionia “.
P. 202, “Adolf Hitler” di John Toland

La monaca controcorrente Ildegarda: poetessa ,medico,musicista,astrologa.

Ricettari, manuali di naturopatia, saggi. La badessa di Bingen è ormai diventata un’icona contemporanea, spirituale . Forse perché il suo Medioevo femminile assomiglia tanto alla nostra epoca.Diventata un emblema contemporaneo della cultura delle donne europee, una visionaria delle nuove frontiere della musica, un’icona del femminismo della differenza, una risposta occidentale alla fame di spiritualità e introspezione. E, ultimamente sempre di più, è assurta al ruolo di prima “dottoressa” nutrizionista esperta in medicina allopatica, fitoterapia e psicosomatica
Nata nel 1098 da nobile famiglia a Bermersheim nell´’Assia Renana.Nel 1113 c.a. Ildegarda pronuncia i voti, diventa monaca benedettina ma non di clausura. Per l’epoca in cui visse, Ildegarda fu una monaca controcorrente e anticonformista. Studò a lungo e si occupò di teologia, musica, medicina, arte. 17 settembre 1179: Ildegarda muore nella notte dopo avere predetto alle monache la sua prossima fine. La morte è accompagnata da segni straordinari e luci nel cielo.

Intorno al 1136, a 42 anni, Ildegarda comincia a scrivere le sue visioni, fino ad allora tenute segrete, e le raccoglie in un libro intitolato «Scivias» (conosci le vie). Si tratta di un’opera enciclopedica, nella quale l’autrice si propone di far conoscere le vie del Signore che, attraverso le scienze sacre e umane (storia naturale, botanica, medicina, astrologia, musica), conducono alla fonte prima della vita dell’Universo. Per lo stile oscuro nella quale è scritta, l’opera merita ad Ildegarda il titolo di «Sibilla del Reno». Famosa è la miniatura del XII secolo che la ritrae, presente il fedele Volmar, proprio mentre scrive sotto l’effetto delle rivelazioni, con il volto toccato da un fuoco proveniente dall’alto.

Per meglio comprendere il suo messaggio vale la pena di soffermarsi sulla natura della sua comunicazione: essa è infatti primariamente VISIVA. IMMAGINE e SUONO diventano la rappresentazione dei vari aspetti della Realtà e della loro interazione dinamica. Espressione della analogia tra i molti livelli contemporanei di lettura ed gli aspetti apparentemente distanti fra loro della Realtà. Le monache stesse erano invitate a soffermarsi in meditazione di fronte alle immagini di ogni visione prima di procedere alla lettura del testo relativo. Le visioni fanno VIVERE UNA ESPERIENZA a più livelli tanti quanti sono i livelli dell’Essere che risuonano nell’Uomo. Ogni livello consciamente o inconsciamente parlerà anche di un’altro o ne farà percepire la sua presenza.

Nella filosofia naturale di Ildegarda di Bingen la figura umana rappresenta il compimento sia nella dimensione teo-cosmo-antropologica dell’anthropos (nella seconda e terza visione Liber divinorum operum), sia nella dinamica storico–temporale, come partecipazione delle creature umane all’opera creatrice di Dio attraverso la fecondità.
Nell’ambito di una visione “olistica”, tipica del periodo medioevale, Ildegarda rivalutò la musica e la danza come aiuto al recupero dell’armonia dello spirito e del corpo. Nel Liber vitæ meritorum (opera dove l’aspetto etico-morale-psicologico prevale) emerge la costante associazione degli strumenti musicali, e del suono da essi prodotto, alla probità della condotta umana, a ribadire la perfetta armonia che si instaura tra le aspirazioni dell’anima e le necessità corporali quando la rationalitas coltiva le prime e domina le seconde ed infine, nel Liber divinorum operum, la duplice essenza dell’uomo, terrena e divina, consente di partecipare alla duplice essenza della musica, anch’essa terrena e contemporaneamente di origine divina.

Benché Ildegarda non abbia mai seguito un regolare corso di studi di medicina, è certo che abbia acquisito una notevole cultura e pratica medica da autodidatta. Del resto, fino a buona parte del XII secolo erano molti i malati che si rivolgevano ai conventi per essere curati e la cura degli infermi era uno dei compiti principali di monaci e suore. A quei tempi ogni convento era dotato di un alloggio per i malati e di una piccola farmacia. Al di fuori dei monasteri esistevano pochi medici, le cui cure restavano comunque inaccessibili per i poveri.
Ildegarda attinge le proprie conoscenze mediche dai manuali di medicina dei monaci, apprende i segreti della medicina popolare dalle venditrici di erbe medicinali e fa tesoro di una lunga esperienza di cura dei numerosissimi infermi che a lei si affidano. Secondo la testimonianza del monaco Teodorico, suo contemporaneo, l’abilità di Ildegarda come medico è tale da guarire tutti coloro che si sottopongono alle sue cure. Ai malati ella si accosta con grande tenerezza e compassione, sempre invocando la guarigione come dono di Dio.

La vastità delle conoscenze mediche di Ildegarda è testimoniata, tra l’altro dai due trattati di medicina che ella ci ha lasciato: uno intitolato Causae et curae, l’altro intitolato Phisica. Il primo testo, che tratta di argomenti di anatomia, fisiologia, patologia e terapia, è un codice composto da 93 fogli scritti in modo elegante e con capilettera riccamente miniati. L’opera contiene una descrizione, eseguita con mirabile competenza per quell’epoca, delle malattie del midollo, della malaria, della dissenteria, delle ulcere, degli itteri, delle cefalee, dell’amenorrea, dell’enuresi e delle emorroidi. Un’attenzione particolare è riservata alla descrizione delle funzioni del cervello e degli organi di senso. Una descrizione attenta, franca e serena è dedicata ai problemi della sessualità. Non manca una lucida analisi dell’influenza delle condizioni psichiche sulla salute e su alcune malattie.

Il secondo trattato, certamente il più noto, è stato più volte ristampato nel corso dei secoli. Le ristampe meglio note sono quelle del 1533, del 1544 e del 1858. Si tratta di un’opera ponderosa che prende in esame i rimedi terapeutici e le applicazioni alla medicina che possono scaturire da tutti i regni della natura: da quello animale, a quello vegetale e a quello minerale. Il libro contiene più di duemila ricette tratte da ogni ambito naturale, alcune delle quali conservano un certo interesse persino per la medicina e l’erboristeria dei nostri tempi. Non a caso tale opera verrà adottata come testo di medicina nella rinomata università di Montpellier.

I suoi trattati di medicina contemplano l’uomo nella sua totalità di corpo, mente, emozioni e anima, con le sue gioie e le sue pene, e con tutto ciò che interagisce con lui: ambiente e persone. La migliore cura secondo Ildegarda non è soltanto tecnica o medica ma include il perdono, la consapevolezza, l’attenzione e l’intenzione del cuore. Senza il risveglio e lo stimolo di questi poteri, chiamate virtù da Ildegarda, la guarigione non potrà verificarsi.
Ildegarda ha rivoluzionato la visione del mondo del suo tempo e ha precorso la scienza moderna, definendo la guarigione un processo globale che avviene su più livelli e affermando che ciò che può farci guarire è già presente nel nostro corpo, mentre le energie curative sono presenti nella natura. Proprio per questa attenzione empirica e per l’importanza che attribuisce alla fecondità umana, valorizzando la sessualità e la procreazione, l’opera scientifica di Ildegarda presenta caratteristiche originali.
Ildegarda ha stabilito regole auree di vita; identificato veleni alimentari, fattori di rischio e metodi terapeutici; ha associato disturbi e relative cure; ha segnalato proprietà terapeutiche dei cibi tra cui la riscoperta del farro, componendo diete e raccomandando digiuni; ha descritto proprietà delle pietre preziose; ha adottato la musicoterapia e la danzaterapia. Ildegarda raggiunse un’approfondita conoscenza della botanica e dell’uso terapeutico dei cibi e delle erbe. Da tutt’Europa, principi ed ecclesiastici si rivolgevano a lei per consigli e suggerimenti.

La malattia è il messaggio tangibile e visibile di un nostro mal-essere esistenziale, di un conflitto irrisolto, di una sofferenza e di un senso d’ impotenza davanti ad una situazione reputata insostenibile. Per Ildegarda, l’uomo si ammala quando è diviso, cioè quando è in conflitto con se stesso e con gli altri, quando odia o si arrabbia. La malattia è caos, disordine mentre la salute è un processo, una struttura ben ordinata, una riunificazione interiore, un mondo in ordine. Salute e malattia dipendono quindi dall’equilibrio tra corpo e Anima.
Per Idlegarda di Bingen, l’uomo non dovrebbe mai abbandonare la speranza. Nelle sue opere, Ildegarda esprime chiaramente quanto diversi stati d’anima quali la serenità, la gioia , il dolore ed il senso di colpa, influenzano lo stato di salute. Se i pensieri negativi, nascenti nella mente dell’uomo, possono avvolgerlo totalmente fino a togliergli ogni capacità di vedere la realtà in modo obiettivo, la gioia e la speranza sono i fattori di equilibrio e di armonia psicofisica.