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In questa sezione del sito vogliamo condividere suggerimenti, letture, riferimenti documentali interessanti per le attività dell’Associazione. Invia il tuo commento che sarà presto pubblicato.

Osservate la gente correre indaffarata, nelle strade. Non guardano né a destra né a sinistra, preoccupati, con gli occhi fissi a terra, come i cani.
Tirano diritto, ma sempre senza guardare davanti a sé, poiché coprono un percorso, già risaputo, macchinalmente.
In tutte le grandi città del mondo le cose stanno così. L'uomo moderno, universale, è l'uomo indaffarato, che non ha tempo, che è prigioniero della necessità, che non comprende come una cosa possa non essere utile; Che non comprende neppure come, in realtà, proprio l'utile possa essere un peso inutile, opprimente.
Se non si comprende l'utilità dell'inutile, l'inutilità dell'utile, non si comprende l'arte.
E un paese dove non si comprende l'arte è un paese di schiavi o di robot, un paese di persone infelici, di persone che non ridono né sorridono, un paese senza spirito.
Poiché queste persone indaffarate, ansiose, tese verso un fine che non è un fine umano o che è solo un miraggio, improvvisamente possono, al suono di chissà quali trombe, al richiamo di qualunque folle o demone, lasciarsi trascinare da un fanatismo delirante, da una qualsiasi violenta passione collettiva, da una nevrosi popolare.
Le più diverse rinocerontiti, di destra e di sinistra, le più svariate, costituiscono minacce che pesano su una umanità che non ha il tempo di riflettere, di ritornare in sé.

Eugene Ionesco, Relazione per una riunione di scrittori, 1961

A questo punto penso che siamo liberi di recuperare alcuni princìpi religiosi e valori più solidi e tornare a sostenere che l'avarizia è un vizio, l'usura un comportamento reprensibile e l'avidità ripugna; che chi non pensa al futuro cammina più spedito sul sentiero della virtù e della saggezza.
Dobbiamo tornare a porre i fini davanti ai mezzi e ad anteporre il buono all'utile.
Dobbiamo onorare chi può insegnarci a cogliere meglio l'ora e il giorno, quelle deliziose persone capaci di apprezzare le cose fino in fondo, i gigli dei campi che non lavorano e non filano.
John Maynard Keynes, Possibilità economiche per i nostri nipoti, 1930
Ci sono due giovani pesci che nuotano e ad un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta; fa un cenno di saluto e dice: "Salve, ragazzi. Come è l'acqua?" . I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l'altro e fa: "Che cavolo è l'acqua?"

David Foster Wallace, Questa è l'acqua, Discorso al Kenyon College, 2005


Diceva Ilario di Poitiers all'imperatore Costanzo, nel IV secolo d.C.:
“Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro".

Eventi infelici accaduti in altri paesi ci hanno insegnato da capo due semplici verità in merito alla libertà d'un popolo democratico.
La prima verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita d'un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo - un governo posseduto da un individuo, un gruppo, o qualsiasi altro potere privato capace di controllarlo.
La seconda verità è che la libertà di una democrazia non è salda se il suo sistema economico non fornisce occupazione e non produce e distribuisce beni in modo tale da sostenere un livello di vita accettabile.
Entrambe le lezioni ci toccano.
Oggi tra noi sta crescendo una concentrazione di potere privato senza uguali nella storia. Tale concentrazione sta seriamente compromettendo l'efficacia dell'impresa privata come mezzo per fornire occupazione ai lavoratori e impiego al capitale, e come mezzo per assicurare una distribuzione più equa del reddito e dei guadagni tra il popolo della nazione tutta.

Franklin D. Roosevelt al Congresso degli Stati Uniti, 29 aprile 1938

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana....
Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia di loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione.
Misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Robert Kennedy, Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University



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